Tropicana

creazione collettiva a cura di: Francesco Alberici

aiuto regia: Daniele Turconi, Claudia Marsicano

drammaturgia di: Francesco Alberici

interpreti: Claudia Marsicano, Daniele Turconi, Salvatore Aronica, Francesco

Alberici

con il supporto di: Pim Off / Residenza IDra e Settimo Cielo nell’ambito del

progetto CURA 2016

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Tropicana è un brano del Gruppo Italiano.

Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive infatti un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, anno di uscita, è diventato un brano simbolo dell’estate tout-court, passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, ballo di gruppo per eccellenza e immancabile colonna sonora di ogni villaggio turistico. Mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano.

Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera. Prima di studiarla con attenzione assieme agli altri, l’ho sempre ascoltata superficialmente. Tuttavia ha sempre ingenerato in me uno stato di angoscia. Da una parte credo che la mente afferrasse inconsciamente alcuni termini legati alla distruzione, dall’altra questo brano (per me, che nel 1983 ancora non esistevo) si lega a un immaginario distorto; sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, che lentamente porterà alla disfatta della Prima Repubblica, la paura dell’atomica) che su quello privato (Tropicana rappresenta la dimensione della festa costante e quasi obbligatoria, della spensieratezza disimpegnata, del divertimento da villaggio; dimensione dalla quale mi sono sempre sentito distante ed escluso, non tanto per scelta quanto per inadeguatezza).

L’inquietudine nascosta di questo brano è quasi inafferrabile, avvolta com’è in una confezione leggera e ridente, ed effettivamente sfugge. Il concetto di un’angoscia, di un problema, di cui si percepisce la presenza, ma che non si riesce a identificare con chiarezza, tocca un mio (un nostro) nervo scoperto. Per questo abbiamo scelto di lavorare su questo brano. Tropicana è prima di tutto uno studio su delle persone che fanno una ricerca, cercano un senso che sfugge: il significato del proprio agire. E lo fanno indagando l’essenza di una canzone apparentemente leggera e disimpegnata. Con affanno cercano uno svelamento. Di che parla davvero questa canzone? Perché nessuno ci ha mai fatto caso? Perché in così pochi ascoltano? E a che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale?

Tropicana è un’immersione negli abissi, nel nero nascosto di una canzone. E la ricerca di un punto di contatto tra quel nero e questo attuale che ci sommerge.

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